Il videoclip del singolo "FUEGO".

La prima uscita in collaborazione con la Sonny Music Productions.

"Anni fa fui criticato. Sulle mie canzoni arrivavano spesso pareri positivi, ma molte di esse spesso venivano definite musicalmente impegnative, e i miei testi, anche se “molto musicali”, non sempre di diretta comprensione. Per lo più era vero: nei miei primi due dischi ero totalmente votato ad un lavoro maniacale sulla rifinitura dei dettagli, e ne risultava qualcosa di sofisticato. Troppo a volte. Fu allora che scrissi “Fuego”, forse per mettere alla prova me stesso: buttai giù un giro di chitarra latineggiante, e da lì percepii una storia di cui sapevo pochissimo: sapevo che iniziava in un tardo pomeriggio estivo poco prima del tramonto, e finiva a notte fonda. E sapevo che sulla spiaggia c’era una donna dai lunghi capelli neri che ballava vestita di bianco.
Fuego ha vissuto un breve periodo di felicità sul palco. Poi è tornata nel suo cassetto. Per fortuna sono caratterialmente portato a conservare tutto, e un giorno quel cassetto si è per caso riaperto."
Fabio


"L’uomo dei libri è una storia vera. Non so se esistano altre canzoni dedicate alla figura del libraio, ma non me ne veniva in mente nessuna. Allora ne scrissi una io. La sua particolarità è quella di essere nata durante un viaggio in auto, uno dei tanti. Ero solo naturalmente, e mi resi conto che mentre pensavo alla storia di questo incredibile personaggio stavo canticchiando qualcosa. Quando scesi dalla mia auto alla fine del viaggio, la canzone era praticamente finita: non dovetti che fa altro che prendere la chitarra e suonarla."
Fabio

“Della musica moderna ascolto poco. Forse è sbagliato ma io penso che sia meglio andare a pescare ne sottobosco delle cose meno conosciute, per trovare roba buona, roba che faccia drizzare le orecchie. La musica di qualità e il successo mediatico a volte viaggiano insieme, a volte no. E nelle bettole giuste, molto spesso il vino è migliore che al ristorante. Di sicuro è più sano.”



“Dicono che l'uomo sogni più il ritorno che la partenza. Sono stati dieci giorni furibondi, senza tempo e senza regolazioni del sonno. Chilometri e chilometri, fra i brevi passaggi per luoghi nascosti, dove suonare e cantare con il cuore nella gola e l'incertezza del ritorno che ti fa il coro tra il pubblico. Senza davvero distinguere il tempo preciso delle canzoni da quello sgarbato del cielo, imparando a farselo amico come un insolito passeggero. E nel ritorno, lascio parlare questo bel silenzio, per poter dare spazio a tutte queste emozioni fino ad ora sconosciute.”

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